quasi mare

seduto nel tempo

quasi mare

questo

viaggio,

distratto

come le onde

che muoiono ai miei piedi,

quasi mare

la ricerca continua

d’illusioni.

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adesso

davanti alle piazze

escono le parole

e chi ascolta diventa di parte,

una volta

i ciarlatani erano migliori

più convinti,

adesso

chiunque è oratore

anche il sordo.

dai silenzi

dai silenzi

ai primi rumori

dal buio

alla piccola luce

lungo le pareti del risveglio,

tu entri nella mente subito

leggermente sfocata e senza voce

i grandi occhi contro

e il calore dell’abbraccio

e dei baci addosso,

è solo un pensarti ancora.

panchine vicine

vecchie chiappe

poggiano al parco sulla panchina

senza più fretta nel voler apparire

ne desideri forti da sfamare

mentre intorno

giovani chiappe raccontano l’estate

di mare e di sole

d’avventura e di sfumatura

appena tornate e colorate

sorridenti a mille denti

e cuori infranti,

ah quanto è bello guardare

il mondo tutto

intorno ruotare.